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Minerva Web
Bimestrale della Biblioteca 'Giovanni Spadolini'
A cura del Settore orientamento e informazioni bibliografiche
n. 53 (Nuova Serie), ottobre 2019

Intitolazione della Biblioteca della Camera dei deputati a Nilde Iotti. Resoconto

Il Presidente della Camera dei deputati Fico, il Vicepresidente Rosato, Marisa Malagoli Togliatti, Livia Turco, la Segretaria generale della Camera Lucia PaganoRingraziamo per questo contributo la dott.ssa Lucia Panciera, consigliera parlamentare della Biblioteca della Camera dei deputati.

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Il 2 aprile 2019 la Biblioteca della Camera dei deputati è stata intitolata a Nilde Iotti, sotto la cui Presidenza sono stati portati a compimento il lungo e complesso processo di trasferimento della Biblioteca nell'attuale sede di via del Seminario e la sua apertura al pubblico, il 14 dicembre 1988.

L'iniziativa è stata celebrata con un convegno, dal titolo "Le biblioteche parlamentari fra politica e cultura: apertura ai cittadini, democrazia e circolazione delle idee", volto a riflettere sulla storia della Biblioteca della Camera e delle biblioteche parlamentari in genere.

Nel suo intervento di saluto, il Presidente della Camera Roberto Fico ha sottolineato come l'intitolazione della Biblioteca della Camera dei deputati a Nilde Iotti, nel ventennale della morte avvenuta il 4 dicembre 1999, sia un riconoscimento non solo della sua straordinaria determinazione nel progetto relativo alla Biblioteca, ma soprattutto del ruolo da lei svolto alla Camera e nella storia del paese, come deputata all'Assemblea Costituente e per le successive 13 legislature repubblicane, e come prima Presidente donna della Camera, dal 1979 al 1992. Un percorso che testimonia il suo spirito di servizio verso il Paese, il rispetto per le ragioni dei suoi interlocutori, un'umanità e una passione politica e civile non comuni, unite a una grande sobrietà e alla ferma convinzione della centralità del Parlamento come luogo di confronto e di sintesi tra idee, culture e interessi diversi, sempre nel rispetto delle regole e delle procedure. In questo percorso si inserisce coerentemente anche il trasferimento e l'apertura al pubblico della Biblioteca della Camera, già prefigurato dall'Ufficio di Presidenza della Camera nel marzo 1979, su impulso del Presidente Ingrao, e da lei fortemente appoggiato. Si trattò di una scelta lungimirante, che ha avviato un processo di apertura, anche fisica, dell'istituzione, e che è stata poi seguita dall'apertura al pubblico della Biblioteca del Senato nel 2003, e dalla costituzione, nel 2007, del Polo bibliotecario parlamentare. L'apertura al pubblico ha costituito un arricchimento della Biblioteca, che alla sua funzione servente verso i deputati e gli organi parlamentari ha affiancato una ulteriore e importante funzione, di fonte di conoscenza e di divulgazione della storia e della vita costituzionale per il cittadino comune, per gli studenti e per i ricercatori. Con il suo patrimonio di oltre un 1 milione e 400mila volumi, la Biblioteca della Camera dei deputati è una delle quattro più grandi biblioteche parlamentari del mondo, e assicura a qualsiasi fruitore assistenza nell'accesso alle fonti e alle informazioni, secondo principi di competenza, completezza ed imparzialità. In questo modo essa si pone come modello di servizio pubblico efficiente e gratuito: un esempio virtuoso di come il Parlamento possa promuovere un cambiamento nel modo di interpretare i rapporti tra istituzioni e cittadini ed essere sempre più la casa di tutti gli italiani.

L'on. Ettore Rosato, Vicepresidente della Camera e Presidente del Comitato di vigilanza sull'attività di documentazione, ha inserito il trasferimento della Biblioteca e la sua apertura al pubblico nel più vasto programma di rafforzamento e promozione della documentazione parlamentare, volto a consentirne una maggiore e più efficace utilizzazione da parte dei deputati ma anche degli studiosi e del mondo culturale. Si è poi soffermato sulle iniziative promosse dalla Presidente Iotti al fine di modernizzare l'organizzazione della Camera, anche in rapporto con il Governo, ed a rafforzarne la struttura amministrativa, in particolare sulle modifiche regolamentari, tra cui il "lodo" ancora oggi usato per l'esame degli emendamenti, l'istituzione della sessione di bilancio, il passaggio allo scrutinio palese come regola generale delle votazioni. Della Presidente Iotti ha infine richiamato il sincero spirito europeista, la fedeltà ad una profonda cultura democratica, l'imparzialità con cui ha diretto, per tredici anni, i lavori dell'Aula.

L'on. Livia Turco, Presidente della Fondazione Nilde Iotti, ha individuato nell' "eleganza della politica" l'eredità più bella e preziosa lasciata dalla vita e dal pensiero di Nilde Iotti: eleganza dell'animo, delle parole, delle relazioni con le persone, delle forme e anche eleganza della sua femminilità. Si tratta di un'eredità che la Fondazione cerca di trasmettere in primo luogo ai giovani, nelle scuole, insieme all'esortazione allo studio, al continuo approfondimento, che la Presidente Iotti rivolgeva a tutti, dalle giovani compagne di partito ai parlamentari, nella convinzione che la competenza, la cultura, fossero il fondamento della vita democratica e della cittadinanza attiva. Ha poi sottolineato il suo costante impegno per l'emancipazione femminile, testimoniato anche dalle parole del suo primo discorso di insediamento, il 20 giugno 1979.

L'intervento del prof. Giovanni Orsina, della Luiss "Guido Carli", ha ricostruito il contesto politico e sociale degli anni '80, interpretandolo alla luce della dialettica tra società politica (il "palazzo") e società civile. In Italia, in particolare, a questo rapporto storicamente sempre difficile si unisce - dopo lo sviluppo del centro-sinistra e la solidarietà nazionale - una sorta di esaurimento delle opzioni politiche ma anche la consapevolezza, interna al sistema dei partiti e a quello istituzionale, della necessità di riforme che consentano di ricostruire i legami con una società sempre più difficile da comprendere e da rappresentare. Ne derivarono, fino al collasso del 1992-1993, molteplici e significativi interventi innovativi, tra cui la riforma dei regolamenti parlamentari, del procedimento amministrativo, l'autonomia universitaria e le autonomie locali, l'istituzione delle prime autorità garanti, insieme a tentativi che non portarono a risultati compiuti, come la Commissione bicamerale per le riforme istituzionali. Contemporaneamente, prendevano corpo iniziative e fenomeni che davano voce ad un sentimento genericamente antipolitico o apolitico, come il sempre più vasto ricorso ai referendum o la trasformazione della comunicazione televisiva. In questo quadro si inserisce coerentemente l'apertura al pubblico della Biblioteca della Camera, di cui il prof. Orsina ha ricordato la sua personale frequentazione, come uno dei primi utenti alla fine degli anni '80.

Anche il prof. Guido Melis (Sapienza Università di Roma), ha richiamato la sua esperienza di utente, a partire dagli anni '70 a tutt'oggi, per poi tracciare brevemente lo sviluppo della Biblioteca della Camera secondo un modello intermedio tra quello "alessandrino" della Library of Congress e quello strettamente funzionale all'attività del Parlamento della House of Commons britannica. Già la "biblioteca del legislatore", caratterizzata dalla forte presenza di libri e riviste in lingua straniera e dalla meticolosa catalogazione e valorizzazione della documentazione prodotta dal Parlamento, prevedeva sin dal 1891 una sala riservata agli "estranei", utilizzata da personalità illustri come Arturo Carlo Jemolo e Vittorio Emanuele Orlando, che continuerà a frequentarla assiduamente da deputato, come fece anche Giacomo Matteotti. Ricordando il ruolo svolto dall'on. Maria Eletta Martini - Presidente della Commissione di vigilanza sulla biblioteca nella VIII legislatura -, e dalla dott.ssa Emilia Lamaro, a capo della Biblioteca a partire dal 1982, ha sottolineato come l'apertura a tutti gli utenti maggiori di 16 anni (voluta fortemente dalla Presidente Iotti), abbia comportato il cambiamento radicale della concezione della Biblioteca, che ha anche saputo cogliere da subito i primi segnali dell'evoluzione tecnologica ed evolversi ulteriormente, con la costituzione del Polo bibliotecario parlamentare, verso un miglioramento della complessiva risposta alle esigenze di informazione e ricerca del Parlamento e del pubblico, oltre che verso l'efficienza e l'economicità di gestione. Entrambe le biblioteche parlamentari, e in particolare quella della Camera, hanno avuto il merito di porre il proprio ricco patrimonio al centro non solo della ricerca storica (rendendo possibile l'elaborazione di molte pubblicazioni) ma anche dello stesso processo di consolidamento dell'identità nazionale.

La prof.ssa Stefania Ricciardi (Vrije Universiteit, Bruxelles) ha condotto una riflessione sulla fruizione delle biblioteche e sull'importanza della lettura attraverso tre donne scrittrici di rilievo del Novecento europeo. Partendo dal celebre passo delle Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenaur ("Fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che, da molti indizi, mio malgrado, vedo venire") ha sottolineato l'importanza delle biblioteche come luogo di cittadinanza, al servizio della comunità e in particolare di quelle persone che non hanno rapporto diretto con la cultura e con la politica, per renderli consapevoli della loro identità e capaci di esercitare i loro diritti di cittadini. In questo processo di inclusione e di democratizzazione è fondamentale il ruolo del bibliotecario, filtro prezioso e indispensabile che si interpone tra la sovrabbondanza informativa, magari anche specialistica, e l'individuo. Anche Natalia Ginzburg, nonostante la sua insofferenza per gli aspetti più "ingessati" delle biblioteche, ne riconobbe l'importante funzione democratica, con la possibilità di acquisire un corredo culturale che non sempre si riceve alla nascita, e questa stessa visione informò la sua attività di deputata, dal 1983 fino alla sua morte nel 1991. La battaglia per un linguaggio chiaro e intellegibile a tutti, in rapporto diretto con le cose, l'emancipazione femminile, l'attenzione costante ai problemi quotidiani e alle persone semplici accomunano Nilde Iotti, Marguerite Yourcenaur, Natalia Ginzburg e anche Elsa Morante, che in epigrafe al suo romanzo La storia, del 1974, pone la dedica "por el analfabeto a quién escribo". L'estensione dei servizi di una biblioteca parlamentare ai cittadini li rende partecipi della vita politica e rafforza il senso di appartenenza alla città di Roma e al paese, consentendo anche fecondi scambi tra la cultura e la vita politica.

Lo storico Paul Seaward, già direttore del vasto progetto di ricerca inglese The History of Parliament, ha ricostruito brevemente la storia della Biblioteca della House of Commons, che pur non essendo aperta al pubblico interagisce costantemente con gli studiosi ed i ricercatori e rende disponibili su Internet i propri dossier, riconosciuti ed apprezzati tanto dai parlamentari quanto dagli accademici. Soprattutto negli ultimi tempi, l'informazione precisa e completa, l'analisi imparziale e pacata che caratterizzano la documentazione parlamentare risultano compresse dalle falsità, dalle semplificazioni e dalle convinzioni intime che caratterizzano il dibattito politico e soprattutto quello elettorale. A suo parere, le biblioteche parlamentari sono luoghi ideali per promuovere una conversazione a livello nazionale, il contesto appropriato per far crescere una cultura del dibattito pubblico, per promuovere un confronto più ravvicinato tra politici, esperti ed opinione pubblica, anche se è ben consapevole delle difficoltà di un simile progetto. In definitiva, si tratta di una naturale evoluzione del concetto di biblioteca come spazio delle idee piuttosto che dei libri, e le idee non esistono se non sono condivise e messe in discussione.


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