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Minerva Web
Bimestrale della Biblioteca 'Giovanni Spadolini'
A cura del Settore orientamento e informazioni bibliografiche
n. 52 (Nuova Serie), agosto 2019

Convegno "La biblioteca che cresce", Milano 14-15 marzo

«Le biblioteche, come ha scritto Ranganathan nella sua celebre quinta legge della biblioteconomia, sono "un organismo che cresce", e da sempre devono sapersi confrontare con i molteplici fattori di mutamento in atto.»

Questa la premessa dichiarata all'edizione 2019 del convegno nazionale ospitato ogni anno dalla Fondazione Stelline a Milano, organizzato dall'Associazione Biblioteche Oggi con il contributo e gli interventi della Regione Lombardia e del Comune di Milano. Il titolo di quest'anno, La biblioteca che cresce appunto (sottotitolo: Contenuti e servizi tra frammentazione e integrazione) ha inteso interrogarsi e interrogare il pubblico sulla direzione in cui la biblioteca appunto cresce, tra tendenze alla granularizzazione di contenuti e modelli di servizio (da cui la stimolante relazione di Gino Roncaglia, Le biblioteche fra granularità e complessità), e forze di pari intensità che spingono invece verso l'integrazione di risorse e la cooperazione, anche a livello istituzionale (Mauro Guerrini, La biblioteca integrata: nuovi modelli e nuove tecniche).

Nel fitto programma si sono quindi confrontati due universi semantici, rappresentabili con le parole-chiave 'complessità' e 'frammentazione' da un lato, 'connessione' e 'condivisione' dall'altro, lasciando emergere fattori comuni sintetizzabili in un diverso e ulteriore insieme ideale, che esprime obiettivi e strumenti messi in atto oggi dalle biblioteche per rispondere alle sfide della contemporaneità: coinvolgimento, mediazione, apprendimento, e infine innovazione, sviluppo, opportunità. Prendendo atto degli inarrestabili processi di moltiplicazione dei media e dei supporti documentali, le biblioteche sono impegnate a elaborare - anche sfruttando le nuove tecnologie e sviluppandone l'interoperabilità - strumenti di connessione e riutilizzo dei dati, tecniche di integrazione dei servizi, nuovi approcci allo sviluppo di collezioni fisiche e virtuali; e lo fanno dialogando con il mondo dell'educazione (scuola e università), con le altre istituzioni, con le spinte emergenti 'dal basso' nella società (associazionismo, ma anche singole iniziative delle comunità). Biblioteche come spazi di apprendimento, come volano di crescita, come strumenti di cittadinanza attiva e di partecipazione alla vita sociale, sono realtà forse troppo poco comunicate dall'informazione mainstream, ma notevolmente incisive nelle comunità di riferimento, anche là dove il dibattito pubblico sembra delegato a internet e ai social media.

Ben oltre gli slogan, questi spunti di riflessione - secondo uno schema ormai collaudato - sono stati prima annunciati nella sessione inaugurale del convegno, dedicata a Scenari e tendenze, poi declinati in sessioni parallele di approfondimento sulle questioni di maggior interesse per le biblioteche pubbliche e per quelle accademiche e specializzate.

Particolarmente ricche quest'anno le sessioni collaterali, a cura di soggetti pubblici e privati, dai sistemi bibliotecari ai fornitori di servizi, dalle fondazioni alle associazioni professionali, anche con workshop legati a singoli progetti o esperienze. Novità del 2019, agli incontri per i bibliotecari si sono affiancati due eventi distinti e paralleli: il convegno Strategie digitali per la scuola, rivolto agli insegnanti, e il Convegno Pharma, un nuovo appuntamento per il mondo della comunicazione biomedica.

Proponiamo qui un percorso tra le relazioni proposte al convegno, seguendo le tematiche di maggior interesse per le biblioteche parlamentari, che nella loro peculiare natura partecipano sia delle esigenze di apertura alla cittadinanza, sia di specializzazione e approfondimento nella ricerca.

Dalle biblioteche pubbliche arriva - tradizionale ma sempre attuale - il richiamo alla centralità dell'utente e delle sue esigenze informative, anche per quanto riguarda l'orientamento da dare alle collezioni (Sue Considine, Oltre il contenuto: come il coinvolgimento della comunità può portare all'apprendimento partecipativo e alla creazione di conoscenza) e un appello all'accessibilità e alla libertà di fruizione in un contesto sempre più tecnologico (Fabio Cusimano, Il digitale in biblioteca: opportunità di crescita e integrazione, o deriva verso la frammentazione?).

Dalla lezione delle biblioteche accademiche si può trarre l'attitudine del bibliotecario a non interpretare il proprio ruolo quale mero fornitore di servizi, ma a sviluppare uno spirito collaborativo nelle esigenze di documentazione e ricerca dell'utenza di riferimento (Rossana Morriello, La biblioteca accademica da fornitrice di servizi a partner collaborativo). Gli interessanti aspetti di complementarità individuati da Maurizio Lana tra Information literacy e Accesso aperto, concepito quest'ultimo in particolare per gli esiti documentali della ricerca scientifica, attivano analoghi possibili collegamenti tra la documentazione di fonte pubblica, sempre più efficacemente disponibile in rete, e l'impegno delle istituzioni a renderla più accessibile e riconoscibile, anche con l'attivazione di percorsi didattici per «portare i cittadini a (ri)conoscere e usare le fonti di informazione affidabili»: cosa che le biblioteche parlamentari italiane fanno abitualmente con incontri periodici di formazione e aggiornamento sulle risorse online e le possibili strategie di ricerca (si veda anche in questo numero di MinervaWeb l'articolo sul ciclo di incontri "La ricerca in biblioteca").

Particolare attenzione - e un'intera sessione, la mattina del secondo giorno - è stata dedicata al tema della costruzione delle raccolte, che risponde in pieno al titolo generale del convegno in quanto occasione di crescita sia delle collezioni che dei servizi che le rendono fruibili. Sullo sfondo di un concetto di 'collezione' in costante evoluzione (evidenziata da Tommaso Giordano, Quale politica per lo sviluppo delle collezioni? Spunti per una discussione), sono stati evidenziati diversi modelli di sviluppo rispondenti ad altrettanti contesti di operatività della biblioteca e ad approcci di tipo qualitativo oltre che quantitativo (Sara Dinotola, Lo sviluppo delle collezioni nelle biblioteche pubbliche: verso una citizen-centric-library), nella consapevolezza delle insidie delle logiche "a pacchetto" e delle opportunità offerte invece dal cosiddetto "curated content", la collezione retrodigitalizzata a cura della biblioteca (Klaus Kempf, Curated content come un aspetto centrale della politica delle raccolte nell'epoca digitale). Anna Maria Tammaro ha presentato gli aspetti di relativa novità che tuttora presenta quell'insieme di pratiche sociotecnologiche che va sotto l'espressione di "data curation" (Collezioni come dati: come cambia il ruolo del bibliotecario), mentre sia Antonella De Robbio che Francesco Meliti si sono soffermati sulla presenza di archivi bibliografici in rete, per evidenziarne la crescita (L'avanzata degli archivi aperti per una biblioteca che cresce: il caso E-LIS) o mettendo in guardia dalle insidie della cosiddetta editoria predatoria e delle "biblioteche-pirata" (Le collezioni delle biblioteche e le Shadow Libraries: luci ed ombre).

Dal complesso delle relazioni e delle attività proposte, la crescita delle biblioteche, in un panorama in continuo mutamento, sembra garantita. Vogliamo concludere però con una domanda che sia anche provocazione e stimolo: quanto questa crescita risulta percepita? Nella crescente disintermediazione documentale, il lavoro di mediazione dei professionisti dell'informazione è sempre più perfezionato e al contempo paradossalmente meno visibile, in un contesto in cui delle biblioteche si stenta a volte a riconoscere il ruolo tecnico, intellettuale, sociale. L'auspicio dunque è che la presenza in rete delle biblioteche, connotata dai medesimi aspetti di granularità da cui il convegno ha preso le mosse, possa anch'essa crescere nella sostanza e nella pubblica percezione, grazie a una comunicazione strutturata che (come suggerito nell'intervento di Anna Busa, L'integrazione come risposta alla frammentazione) possa fare ricorso anche alla visione strategica del marketing culturale digitale.

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